18 luglio 2026 - 9 gennaio 2027
Il codice della Passione. Bellini e Mantegna allo specchio
Dopo le esposizioni alla Ca’ d’Oro di Venezia e a New York, la Pietà di Giovanni Bellini torna a Rimini, dove sarà posta in dialogo con il potente e drammatico San Sebastiano di Andrea Mantegna, appartenente alla collezione Franchetti. Il progetto nasce dall’importante restauro della Pietà, opera conservata nei Musei Comunali di Rimini.
L’esposizione, ospitata nell’elegante Manica Lunga del Museo della Città “Luigi Tonini”, non si limiterà al confronto tra due grandi maestri della Rinascenza, ma offrirà l’occasione per approfondire i legami storici, culturali, artistici e iconografici che nei secoli hanno unito Rimini alla Serenissima Repubblica di Venezia.
Attraverso un allestimento suggestivo, la mostra metterà in evidenza il rapporto tra due linguaggi pittorici diversi e complementari: da un lato l’umanesimo tragico di Mantegna, espresso nella forza drammatica e quasi scultorea del San Sebastiano; dall’altro il silenzio mistico di Bellini, in cui il tema della Passione si trasforma in contemplazione del mistero eucaristico.
Accanto alle due opere sarà esposta anche una rara testimonianza proveniente da collezione privata: un raffinato clipeo con le iniziali e lo stemma di Roberto Malatesta, detto il Magnifico, signore di Rimini. Secondo diversi studiosi, Roberto Malatesta potrebbe essere stato il committente della Pietà di Bellini, o l’erede della committenza malatestiana avviata da Sigismondo. Si ipotizza inoltre che lo stemma provenga dalla scomparsa dimora malatestiana nota come Palazzo del Cimiero.
La mostra si inserisce nel percorso delle sale medievali e malatestiane recentemente rinnovate del Museo e propone una riflessione sul lungo Rinascimento riminese: da Giotto e dalla pittura del Trecento, attraverso Piero della Francesca, Bellini e Ghirlandaio, fino al pieno Cinquecento. Un racconto che restituisce a Rimini il ruolo di protagonista, insieme a Firenze, Mantova, Ferrara, Padova e Venezia, nella nascita di una nuova sensibilità umanistica aperta al dialogo con l’Oriente attraverso l’Adriatico.